Chi era Patañjali?

Di Patañjali si sa molto poco eppure per noi yogi è la fonte e l’origine dello yoga!

Patañjali è ritenuto il padre dello yoga, in quanto a lui si attribuiscono gli Yoga Sutra, un insieme di aforismi che costituiscono la Bibbia dello Yoga, concepiti probabilmente tra il 500 e il 200 a.C!

Ma quando si parla di Patañjali o si cerca di dare una datazione certa alle sue opere, tutto rimane poco chiaro e avvolto nel mistero.

Ma procediamo con ordine.

Di cosa sono gli Yoga Sutra te ne ho già parlato in un mio precedente articolo e podcast che trovi qui: https://ciaoyoga.it/cosa-sono-gli-yoga-sutra/, in questa sede basterà ricordare che Sutra è una parola sanscrita, che può assumere diversi significati ognuno estremamente interessante per capirne il senso. Più nello specifico gli Yoga Sutra sono un insieme di aforismi che:

1. utilizzano sempre il minor numero possibile di parole;
2. non presentano alcuna ambiguità nel testo;
3. sono “pieni di linfa”: e cioè quanto più si medita sopra ogni singolo sutra, tante più cose si scopriranno;
4. trasmettono un messaggio destinato non soltanto ad alcuni individui, ma a tutto il mondo;
5. sono verità percepibili che l’uomo può sperimentare concretamente;
6. espongono chiaramente per la prima volta la teoria delle otto membra o passi dello yoga o Ashtanga Yoga (di cui ti parlo più nel dettaglio qui: https://ciaoyoga.it/gli-8-anga-dello-yoga-ashtanga-yoga/)

Ogni praticante di Yoga dovrebbe avere una sua copia degli Yoga Sutra e leggere se non quotidianamente almeno con una certa costanza alcuni dei Sutra su cui poi meditare. In alcune scuole della tradizione imparare gli Yoga Sutra a memoria faceva, e fa, parte integrante della pratica e del cammino di uno yogi.

Ma ora soffermiamoci sul suo autore Patañjali.

Come detto non appena si prova a capire chi fosse realmente Patañjali si comincia a incontrare una serie di ostacoli che rendono persino molto complicato capire se sia realmente esistito, se fosse una sola persona o più persone, se abbia scritto una o più opere, in quale periodo esatto sia vissuto…

Di fatto emergono tutta una serie di racconti e leggende che vale tuttavia la pena di conoscere per capire ancora una volta uno degli insegnamenti più importanti dello yoga, che noi occidentali facciamo tanta fatica a fare nostro: non esiste mai una verità assoluta, preconfezionata, non è importante capire esattamente la traduzione di una parola, o capire chi l’abbia detta, è importante abituarci a dubitare, mettere in discussione, interrogarci e a verificare in prima persona alcuni principi che ci vengono esposti perché questo è il solo processo cognitivo valido attraverso cui possiamo evitare di percepire erroneamente la realtà.

Così anche le diverse leggende che parlano della vita di Patañjali e cercano di spiegarci chi fosse sono tutte estremante interessanti e offrono ognuna un insegnamento. Tra le tante, quella più diffusa narra in queste dinamiche la nascita del saggio:

Un giorno Visnu mentre era seduto sul suo serpente Adisesa rimase molto impressionato dalla danza di Shiva. Adisesa resosi conto del piacere che Visnu aveva mostrato nell’osservare Shiva, decise di imparare a danzare per compiacere il suo padrone. Visnu colpito dalla devozione del serpente gli predisse che, benedetto da Shiva, si sarebbe incarnato per realizzare il desiderio di imparare a danzare e ciò avrebbe reso gioiosa tutta l’umanità. Così permise ad Adisesa di incarnarsi accontentando inoltre su terra le preghiere di una yogina molto saggia, Gornika, che desiderava tanto avere un figlio per trasmettere a lui tutta la sua conoscenza acquisita. 

E questa leggenda per alcuni studiosi giustificherebbe anche il senso del nome del saggio: Patañjali, da “Pata” caduto e “Añjali” mani in preghiera: proprio perché il piccolo serpente cadde nella mani in preghiera di Gonika mentre era rivolta verso il sole chiedendo la grazia di avere un figlio, e non appena aprì gli occhi si trovò di fronte il piccolo Patañjali!

Questa leggenda permette inoltre di capire meglio il senso della rappresentazione iconografica di Patañjali e aiuta noi contemporanei a scoprire perché il saggio viene sempre ritratto mezzo uomo e mezzo serpente.

C’è da aggiungere inoltre che differentemente dalla nostra cultura occidentale in cui il serpente viene spesso associato a immagini e concetti negativi come al diavolo o alla tentazione, nella cultura orientale, e in special modo quella indiana, il serpente è da sempre associato a significati del tutto opposti come: rigenerazione, rinascita ( per la sua capacità di mutare pelle), perfezione, forza interiore, creatività, saggezza, fertilità, ricchezza, illuminazione, capacità di connettersi con l’energia divina, unione tra cielo e terra.

Fatto questo switch culturale, si può allora apprezzare il senso delle rappresentazioni che mostrano quasi sempre il nostro Patañjali mezzo uomo mezzo serpente e capire anche il significato delle tre spire e mezzo sotto il suo ombelico.

Le tre spire rappresentano infatti sia i tre fonemi del mantra OM (A, U, M a loro volta simbolo dello stato di veglia, sogno e sonno); i tre GUNA (che compongono la realtà e la nostra esperienza di base e che sono Rajas, Stava, Tamas); che i 3 grandi doni offerti da Patañjali all’umanità tutta: lo YOGA, la GRAMMATICA e l’AYURVEDA. La mezza spira finale indica invece lo stato di raggiungimento di emancipazione eterna da parte di Patañjali che sicuramente era uno SVAYAMBHU, cioè un’anima evoluta e reincarnata per aiutare l’umanità.

Il cobra a più teste ( a volte possono essere 7, altre volte 5) sopra il suo capo, è simbolo di protezione fornita a Patañjali da Adisesa il re dei serpenti di cui egli stesso è incarnazione e sta a significare che a sua volta Patañjali veglia e protegge su chi intenda seguire il cammino dello yoga.

Patañjali ha 4 braccia, due con le mani in Añjali mudra come saluto e benedizione verso tutti coloro che approfondiscono lo studio dello yoga e le altre due che sorreggono rispettivamente la SHANKA conchiglia sacra che rappresenta l’energia del suono OM, la conoscenza, ma che indica anche “lo stato di allerta, attenzione e disponibilità ad affrontare gli ostacoli inevitabili della pratica dello yoga”.  E nella mano destra il KALACHAKRA, disco simbolo della legge di causa-effetto, impermanenza del tempo, ma anche di distruzione dell’ignoranza.

A volte Patañjali ha una spada infilata nella vita, simbolo del taglio dell’ego, dell’orgoglio e del senso dell’Io, che sono i principali ostacoli al puro essere e al cammino di uno yogi.

Partire dalle raffigurazione di Patañjali per capirne di più circa la sua figura credo che sia un percorso molto valido e avere più consapevolezza quando si guarda una sua raffigurazione o una sua statua ti aiuterà inconsciamente a tenere presente quali sono gli elementi realmente importanti nel tuo cammino nello yoga.

A conclusione c’è un’altro piccolo racconto in merito a quando Patañjali insegnava lo yoga ai suoi allievi, che vorrei aggiungere:

Di Patañjali si dice che i suoi allievi non ne vedevano nemmeno il volto. Tra il maestro e l’allievo c’era una tenda. L’allievo sentiva soltanto la sua voce. Certamente si tratta di un simbolismo. Ma con quale significato? Significa che la relazione tra il maestro e l’allievo non esiste sul piano fisico ma a livello psichico e spirituale”. ( tratto da  “Tra Freud e Patañjali La conoscenza segreta dello yoga e della psicoanalisi” di Hellfried Krusche).

Spero che questo possa ancora di più lasciarti riflettere sull’importanza nella scelta del tuo insegnante di yoga!

Namasté

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