Cos’è la Gheranda Samhita?

La Gheranda Samhita è il secondo tra i tre scritti del periodo post-classico dello yoga ad essere ritenuto e a restare a tutt’oggi una delle opere di riferimento per tutto lo yoga moderno e contemporaneo. Per quale motivo?

Semplice perché è il più antico testo in cui troviamo la descrizione del maggior numero di asana: ben 32 , a confronto delle 15 descritte nell’opera precedente dell’Hatha Yoga Pradipika e delle solo 4 posizioni che verranno invece menzionate nel successivo trattato della Siva Samitha.

Quindi per tutti coloro che cercano proprio il primo testo, il manuale originario in cui si sono descritte le asana, più o meno come le pratichiamo e le concepiamo oggi, la risposta è solo una: Gheranda Samhita, la raccolta (da samhita) di Gheranda.

I manoscritti sanscriti che compongono quest’opera vennero scoperti in una regione che si estende dal Bengala al Rajasthan e la prima edizione critica fu pubblicata nel 1933 dalla Adyar Library, e la seconda nel 1978 da Digambarji e Ghote.
La versione su cui io ho effettuato il mio studio e la mia lettura e di cui ti leggo alcuni passi nel podcast, è quella di Ma Yoga Shakti, donna guru con una serie di ashram in India e Florida, di cui puoi approfondire il suo lavoro e il suo operato visitando il sito qui di seguito: https://yogashakti.org/.

La Gheranda Samhita venne concepita intorno al 1650 e come molti testi dell’epoca è redatta sotto forma di dialogo tra maestro e discepolo: nella figura del maestro abbiamo il saggio Gheranda e nella veste del discepolo li principe guerriero Chandakapali.

La figura di Chandakapali è avvolta del mistero, ma di sicuro di lui sappiamo che era un principe guerriero (anche perché più vote nella Gheranda viene indicato con l’appellativo di “Mahababho”, valoroso re) e questo già ci rivela un indizio molto importante e prezioso: quello cioè che per accedere ai sapere dello yoga non bisognava per forza essere un asceta, ma si poteva essere anche un uomo perfettamente inserito nella società e utilizzare gli insegnamenti appresi per la propria salvezza e per essere più di aiuto alla società stessa.

In più, dall’etimologia del nome, possiamo capire che ChandaKapali da Kapala (testa, teschio) e Chanda (portare), apparteneva al lignaggio shivaita dei kapalika (portatori del teschio), coloro cioè che usavano un mezzo teschio come tazza per l’acqua e per il cibo. I kapalika “seguaci di una tendenza estrema del śivaismo indiano: veneravano il dio Śiva nella figura di un asceta portatore di teschi (kapalin). Per raggiungere l’indifferenza alle cose di questo mondo, e quindi una condizione superiore rispetto alla realtà “mortale”, bevevano in teschi umani, mangiavano cibi putrefatti e dimoravano dove venivano cremati i cadaveri. I Kapalika furono continuati dagli Aghora, che giungevano a ingerire escrementi e carne umana. I seguaci di questa corrente sono stati individuati soprattutto nell’India settentrionale.” (Fonte https://www.sapere.it/enciclopedia/Kapalika.html)

E spero che questo basti a farti capire perché a mio avviso è veramente un assurdo insulto quando ad oggi alcuni insegnanti si rivolgono ai propri allievi con appellativi come “stelline”, “anime belle” o similari: se solo per un instante ci rendessimo veramente conto di cosa stiamo maneggiando facendo, praticando e parlando di yoga, credo che un’attitudine un pochino più seria e rispettosa per noi stessi e per gli altri sia il minimo prerequisito necessario.

Nella Gheranda Samhita viene rivelato il Ghatastha Yoga ovvero lo Yoga del Corpo intendendo il Corpo come un “vaso” ( ghata appunto), cioè un contenitore che possiamo usare (e non reprimere o disconoscere), per liberare il nostro spirito dalle sofferenze. Sette sono le “qualificazioni”, modalità per ottenere questa liberazione e sono:

  1. La purificazione del corpo che si ottiene con i ShatKarma
  2. La forza che si ottiene con le Yoga asana
  3. La resistenza che si ottiene con i Mudra e il controllo degli organi involontari (Bandha)
  4. La pazienza che si ottiene con il ritiro cosciente delle mente dagli organi di senso e cioè con il Pratyahara
  5. La salute del corpo che si ottiene con il controllo del respiro, Pranayama
  6. La diretta intuizione che si ottiene con la meditazione, Dhyana
  7. L’isolamento e il distacco che si ottengono con il Samadhi

Questa successione rispecchia anche i 7 capitoli in cui su succedono i 351 sloka (strofe) di cui è composta la Ghranda Samitha.

Viene più volte ribadito come tutti gli insegnamenti che sono rivelati a Chadakapali da Gheranda devono essere mantenuti segreti e questo potenzialmente per 3 motivi principali:

  1. perché quando sai che ti sta per venire rivelato un insegnamento segreto la tua attenzione e cura saranno massimi;
  2. perché è essenziale mantenere segreta la pratica spirituale per non sciupare e disperdere la propria energia;
  3. candidati immeritevoli potrebbero arrivare a maneggiare tecniche che non sono pronti ad apprendere.

Qui il link all’edizione che ho letto io: https://amzn.to/42VRtlL.

Qui di seguito ti lascio alcuni passaggi su cui magari potrai soffermarti nel momento in cui deciderai di leggere la Gheranda Samhita.

Capitolo 1

Verso 4: “Maya (illusione) e il più grande peccato, e lo Yoga il più grande potere to-pia sulla terra. La Conoscenza e il più grande amico dell’uomo, e l’egoismo il suo più grande nemico”.

Verso 6: “A causa delle buone e cattive azioni del passato (Karma) si ottiene un corpo (reincarnazione) che una volta ottenuto indulge ancora nelle azioni, così l’anima umana va su e giù (si incarna) senza posa, ripetutamente”.

Verso 9: “Lo Yogi (aspirante) dovrà ottenere destrezza in sette diversi tipi di pratiche per poter ottenere le sette qualificazioni. Colui che è desideroso di praticare il “Ghatashta Yoga’ dovrà aver sviluppato in se stesso le sette qualificazioni, che sono:

  1. Purificazione del corpo (Shodhanam)
  2. Forza mentale (Dridhata)
  3. Fermezza e stabilità fisica (Sthairyam)
  4. Pazienza (Dhairyam)
  5. Forma fisica (Laghawam)
  6. Percezione diretta (Pratyaksham)
  7. Isolamento, distacco (Nirliptam)”

Verso 12: “Dhauti, Basti, Neti, Laukiki, Trataka e Kapalabhati sono i sei Kriya generalmente conosciuti come Shat-Karma

Capitolo 2

Verso 1: “Le Asana sono tante quante sono le varietà degli esseri creati. In accordo agli insegnamenti del signor Siva, il numero totale delle Yogaasana è di ottantaquattro Lakh (8.400.000)

Verso 2: “Fra tutte, solo ottantaquattro sono importanti e, fra queste, soltanto trentadue sono essenziali nel Mrityu Loka, per il benessere e la prosperità dell’uomo” ( Mrityu Loka=mondo della morte=terra)

Capitolo 3

Versi 28 – 29 – 30: “Porta il Sole verso l’alto e la Luna verso il basso. Questo è Viparitakarani Mudra, il segreto di tutti i Tantra. Poggia la testa a terra aiutandoti con le mani. Solleva le gambe verso l’alto tenendo la testa incollata a terra. Questo è Viparitakarani Mudra secondo gli Yogi”.

Capitolo 5

Verso 2: “Prima di tutto si deve scegliere il posto. Quindi, decidere il tempo ed infine regolare la dieta. Realizzate queste condizioni, si può tentare la purificazione delle Nadi e la pratica del Pranayam

Versi 5 – 6 – 7: “Un Sadhaka dovrebbe costruirsi l’abitazione in un bel sito, ove sia facile procurarsi del cibo e che sia libero da frastuoni. La casa sarà cinta da mura, ed entro le sue mura dovrà esserci un pozzo. L’eremitaggio non dovrà essere né troppo alto né troppo basso, libero da insetti e da animali. Dovrà essere interamente ricoperto di sterco di vacca e, in un tal luogo, l’aspirante dovrà costruire la sua capanna. Questo luogo dovrà rimanere ignoto; qui, l’aspirante potrà praticare il Pranayama”.

Verso 16: “Colui che inizia le pratiche dello Yoga senza aver prima regolato la sua dieta, soffrirà di diverse malattie e is suoi tentativi non avranno successo

Verso 22: “Riempi per la metà lo stomaco di cibo, un quarto con acqua e lascia l’ultimo quarto libero per permettere all’aria di circolare nello stomaco

Verso 84: “L’anima è sempre impegnata nella recita dell’Ajapa Gayatri. Ad ogni esalazione essa recita “Ham”, e ad ogni inalazione “So”. Così ogni anima ripete il Mantra So Ham 21.600 volte al giorno

Capitolo 7

Verso 19: “Sappi che Brahman risiede in tutti gli esseri viventi ed in tutte le creature di questo mondo. Brahman pervade gli alberi, i rettili, l’erba, l’acqua e tutte le cose inanimate come le montagne, eccetera

Verso 20: “L’Anima o Consapevolezza che risiede nel corpo è eterna e immortale, differente dal corpo fisico. Questa conoscenza dell’Anima ti libererà da tutti i legami e da ogni desiderio

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