Cos’è la Siva Samitha?

La Siva Samhita (da Samhita “raccolta di Shiva”) è un testo sanscrito sullo yoga, scritto da autore sconosciuto.

E’ il terzo degli scritti di yoga del periodo post-classico e probabilmente venne composto intorno al 1800, anche se alcuni studiosi contemporanei, come il britannico James Mallinson ritengono che probabilmente anche la Siva Samhita potrebbe essere stata concepita nella zona di Varnasi, nei primi secoli del periodo post-classico, quindi tra il 1300 e il 1500.

Datazione a parte, la Siva Samhita viene considerato il testo più completo di Hatha Yoga dal punto di vista filosofico e perciò contrariamente da quanto era stato fatto nella Gheranda Samhita, qui non troverai l’enumerazione di molti asana (solo 4 in realtà), ma troverai sicuramente la descrizioni di alcuni principi molto importanti come: Vayu, Nadi , Kundalini. Jiva, Jivanmukta, Raja Yoga, Chakra, etc etc.

Il linguaggio semplice e lineare in alcuni passi, diventa in altri di più difficile interpretazione: proprio perché anche in questo caso, siamo di fronte a un’opera di carattere iniziatico e solo con l’ausilio del guru si possono comprendere e praticare correttamente gli insegnamenti divulgati.
Anche la Siva Smhita è realizzata sotto forma di dialogo tra Siva e la sua consorte Parvati, è composta da 517 versi suddivisi in 5 capitoli.
Nel primo capitolo Siva afferma nuovamente che Brahman è l’unica realtà riproponendo nei versi di questa prima parte i fondamenti della filosofia Vedanta non duale (Advaita Vedanta).
Nel secondo capitolo, il corpo umano viene descritto come un microcosmo, nel terzo capitolo Siva si sofferma sull’importanza del guru per uno studente e sulla relazione maestro-allievo, descrivendo poi le 4 asana principali. Nel quarto capitolo Siva parla del risveglio della Kundanali tramite la descrizione di alcune mudra tra cui Vajronimudra tecnica appartenente alla mistica erotica e tenuta segreta nei precedenti scritti. Infine nel quinto ed ultimo capitolo Siva elenca i potenziali ostacoli sulla via dello Yoga, offre una descrizione dei chakra e ribadisce come senza la pratica è impensabile poter avere successo nello Yoga, inoltre, ed è questa una novità importantissima introdotta dalla Siva Samitha, afferma che anche i capi famiglia possono praticare yoga (come puoi leggere nei versi 211 e 212).

Qui il link al testo e traduzione curato da Maria Paola Repetto e su cui si basano le riflessione del mio podcast: https://amzn.to/3nXfudb

Qui di seguito ti trascrivo alcuni dei passi della Siva Samhita divisi per capitolo.

Capitolo 1

Versi 1-3: “Solo la conoscenza è eterna, è priva di inizio e di fine; non esiste nessun’altra sostanza reale, così che la differenza in questo mondo è dovuta alla limitazione dei sensi; tale limitazione appare per conoscere, non per altro. Allora io, Isvara’, che amo i miei devoti, che concedo a tutti gli esseri la liberazione dello spirito – lasciate da parte le opinioni di coloro che sono soliti disputare, opinioni che producono falsa conoscenza – espongo i precetti dello Yoga per l’ affrancamento spirituale di coloro che solo in me confidano

Verso 18: “Una volta appreso lo Yoga si ha una conoscenza sicura di tutto e per questo bisogna impegnarsi a fondo per impararlo: a questo punto non c’è bisogno della divulgazione di altre dottrine

Verso 30: “Quelli che hanno classificato il karman hanno diviso le azioni in buone e cattive; la catena che via via vincola le anime che si incarnano nei corpi è fatta di buone e cattive azioni

Verso 31: “Chi non desidera il frutto dell’azione né in questo mondo né nell’altro rinunci all’azione finalizzata, abbandonate le ingiunzioni dette nitya (obbligatorie) e naimittika (occasionali), proceda per il cammino indicato dallo Yoga

Verso 32: “Lo yogin intelligente, dopo aver preso coscienza dell’importanza del karmakanda, vi rinunci, abbandonato il bene e il male, proceda per la via del jañanakanda

Capitolo 2

Verso 13: “Nel corpo dell’uomo ci sono trecentocinquantamila nâdi, le principali sono quattordici

Versi 14-15: “Susumna, ida, pingala samdbäri, hastiburkā, kubü, sarasuati, púsa, samkhini, payasvani, varuni, alambusa, visvodari, yasasvini; le principali tra queste sono tre: pingala, ida e susumna

Verso 16: “Tra queste la più importante è la susumna, amata dagli yogin; le altre nâdi degli uomini sono presenti solo in quanto susumna offre loro sostegno

Verso 17: “Tutte queste tre nadi hanno la bocca rivolta verso il basso e sono simili a steli di loto, si appoggiano alla colonna vertebrale e hanno forma di sole, di luna e di fuoco. Le tre nadi principali, ida, pingala e susumna sono qui accostate alla luna, al sole e al fuoco, altrove ai tre fiumi sacri: Ganga, Yamuna e Sarasvati

Verso 18: “Nella parte più interna di queste nádi scorre la citra, la mia amata, e proprio li si trova lo splendido brahmarandhra, che è sottilissimo

Capitolo 3

Verso 11: “La scienza impartita dalle labbra di un maestro è efficace, diversamente è priva di frutto, debole e addirittura pericolosa

Verso 18: “La prima condizione per ottenere il successo è la fiducia nella sua realizzazione, la seconda è la fede in esso, la terza la venerazione per il maestro, la quarta il sentimento di uguaglianza universale, la quinta il controllo degli organi dei sensi, la sesta la moderazione nel cibo; una settima condizione non c’è

Verso 44: “Lo yogin che percepisce la verità si libera dalle malattie e dalla tristezza, il suo sudore e la sua saliva non sono sgrade-voli, e non ha vermi intestinali

Verso 48: “Ritiratosi in un luogo appartato, il praticante che ha ormai controllato i sensi, pronunci a lungo la sillaba Om per distruggere gli ostacoli

Verso 49: “Con il pránayama il saggio praticante può distruggere gli effetti del karman delle vite passate e della presente

Verso 84: “Ci sono ottantaquattro posizioni di diversi tipi; dopo averne scelte quattro io le elenco; mi riferisco al siddhasana, al padmásana, all’ugrásana e allo suastikasana

Capitolo 4

Verso 53: “Descriverò brevemente per amore dei miei devoti vaironi, che distrugge l’oscurità del samsara ed è segretissima

Verso 54: “Colui che vive secondo i propri piaceri nel mondo, sen. za seguire le regole dello Yoga, ottiene l’emancipazione come colui che vive nell’ascesi, praticando ripetutamente vajroni

Verso 55: “Con la pratica di vajroni lo yogin, anche se è legato ai godimenti terreni, diventa datore di liberazione; perciò gli yogin devono praticare vajroni con impegno

Verso 56: “In primo luogo, dopo aver assorbito con zelo, secondo le regole, le secrezioni dell’organo femminile nel corpo attraverso il canale, introduca il suo organo nella vagina, trattenendo il seme, muova l’organo e, se per caso il seme sta per cadere, lo faccia risalire in alto con la yonimudra, guidandolo nella regione sinistra, fermi un attimo il pene nella vagina, di nuovo lo muova secondo le istruzioni del maestro, ripetendo hum hum, traendo verso l’alto l’apánaváyu con forza e assorbendo le secrezioni della donna

Capitolo 5

Verso 48: “Lo yogin che desidera il successo sempre deve ottenere questa conoscenza: con la pratica compiuta ininterrottamente di certo diventa uguale a me; con la forza di questa conoscenza lo yogin diventa oggetto d’amore da parte di tutti

Verso 179: “Con la pratica continua ciò che è chiaro di per sé, diventa manifesto, cosi da essere percepito grazie alle capacità del buddhi; le parole del maestro termino; con il potere della pratica lo yogin avanza verso la conoscenza che è unica

Verso 180: “La pura conoscenza che non si può esprimere a parole, che non e colta con la mente, si manifesta spontaneamente grazie alla pratica

Verso 181: “Non c’è raja-yoga senza hatha-yoga né batha-yoga senza raia-yoga; perciò lo yogin intraprenda la pratica dello hatha-yoga seguendo la via indicata da un buon maestro

Verso 182: “Chi, dotato di questo corpo mortale, non pratica intensamente lo Yoga, di certo vive per i piaceri dei sensi

Verso 183: “Durante la pratica lo yogin si ricordi che il cibo deve essere misurato e limitato, altrimenti, anche se saggio, non riesce ad avere successo

Verso 184: “Il saggio pronunci parole molto nobili nell’assemblea senza essere troppo loquace; mangi tanto da sostenersi; eviti, eviti assolutamente la compagnia, altrimenti non otterrà l’emancipazione. Ho detto la verità

Verso 185: “Esegua la pratica in un luogo appartato, dopo aver lasciato la compagnia; agisca all’interno di questa nella vita di tutti i giorni, ma senza attaccamento alla vita di società; tutte le possibilità di azione si trovano nel suo proprio agire, ma se il suo agire è inteso come mero strumento non vi è nessuna colpa

Verso 207: “La scienza dello hatha-yoga deve esser tenuta molto segreta dallo yogan che desidera il successo: essa è potente se se- greta, ma inefficace se rivelata

Verso 208: “Il saggio che legge sempre questo testo dall’inizio alla fine ottiene gradatamente, senza dubbio, il successo nello Yo-ga; il saggio che sempre lo venera ottiene la beatitudine

Verso 209: “Sia fatto ascoltare questo Sastra a tutti i saggi che desiderano la beatitudine; il successo appartiene a chi si dedica alla pratica, come può ottenerlo chi non la compie?

Verso 210: “Perciò l’eccellente yogin deve praticare lo Yoga secondo le regole esposte. Chi si accontenta di ciò che ottiene spon-taneamente, chi ha domato le passioni, anche se è un padre di famiglia, è completamente liberato grazie alla pratica dello Yoga

Verso 211: “I capifamiglia possono aver successo se recitano il mantra e adempiono i doveri dello Yoga; per questo motivo il capofamiglia si dedichi con impegno allo Yoga

Verso 212: “Pur rimanendo in casa con la moglie e i figli, ma avendo rinunciato a tutto e avendo visto alla fine il segno del successo nella via segreta dello Yoga, attenendosi alla mia dottrina, il padre di famiglia è felice

Subscribe
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Leggi gli altri articoli

Digiuno Yoga: come fare il mezzo digiuno e cosa succede nei giorni di Ekadashi! In questo articolo di approfondimento voglio …

Di Patañjali si sa molto poco eppure per noi yogi è la fonte e l’origine dello yoga! Patañjali è ritenuto …

Il Ramayana è uno dei più importanti poemi epici indiani che secondo alcuni studiosi risalirebbe al 1500 a.C., secondo altri …

Carrello