Scoprendo più da vicino Kali Durgā: “spaventosa” divinità di morte, tenebre e distruzione!

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Che lo yoga non sia solo e tutto gioia e unione, non mi stancherò mai di ripeterlo.

Così come la pratica stessa degli asana non sempre porta con sé il raggiungimento di quel tanto agognato benessere (e anzi il più delle volte ci pone di fronte ad un mix concentrato di rabbia, disillusione e frustrazione – cosa che tendiamo inizialmente persino a negare a noi stessi, convinti che lo yoga sia per forza pace a buon mercato), anche la filosofia indiana ci ricorda che tutto sommato questo “male” non è da cacciare, reprimere o evitare a priori …ma che in fondo in fondo può forse addirittura essere funzionale, se non a farci vedere una luce, almeno a discernere meglio la realtà! 

E’ questo il caso della dea Kali o Kali Ma (la madre nera), la terribile divinità (o Devi) della guerra, del crimine, della morte e della distruzione, che si nutre del sanguinoso sacrificio di animali o esseri umani!

Ma procediamo con ordine e un passo alla volta. 

Il nome “Kali” deriva dalla radice sanscrita “Kal” che significa tempo. Non c’è nulla infatti che sfugge all’inesorabile marcia del tempo, tutti ne siamo soggetti per questo “tempo” in sanscrito viene usato anche come eufemismo di morte.  

Kali inoltre fa parte di una trinità di dee a cui sono dedicati molti templi in India, composta nello specifico da Lakshmi e Saraswati, corrispondenti a loro volta alle TRE ENERGIE (GUNA) primarie: l’energia della creazione, rajas (Saraswati, la luna crescente), quella della conservazione, sattva, (Lakshmi, la luna piena) e quella della dissoluzione, tamas, (Kali, la luna nera). Kali è dunque il volto ‘oscuro’ della triplice, la luna nera, l’energia della morte, del sonno, dell’illusione e della coppia ignoranza-conoscenza misterica. E’ la figura che rappresenta il potere della trasformazione, che è necessariamente potere di morte.

Ma perché viene rappresentata in modo così spaventoso? 

Kali nella tradizione iconografica classica è NERA. Sia la pelle che i capelli sono neri, i suoi sacerdoti sono vestiti di nero, talvolta viene raffigurata insieme a gatti neri e viene adorata durante le notti di luna nera. Ci sono poi delle forma di Kali BLU o PORPORA, forme ‘gentili’ o ‘pacificate’ della Dea con due delle mani in posizione benedicente che vengono adorate nelle case. Ma sostanzialmente é NERA perché nero è il colore dove tutto scompare. Shiva nel Mahanirvana Tantra così la descrive:

Come il bianco, il giallo e tutti gli altri colori scompaiono nel nero, allo stesso modo tutti gli esseri entrano in Kali. Quindi è per coloro che hanno raggiunto la conoscenza degli strumenti per la liberazione finale, che la Kalashakti (Kali, senza di Lei il Tempo, Kala, cessa di esistere) senza attributi, senza forma e benefica, ha il colore dell’oscurità. Poiché l’eterno, inesauribile e benefico nella forma di Kala (il Tempo) è il Nettare stesso, per questo il segno della Luna è posto sulla Sua fronte (dalla Luna fluisce il Nettare). Poiché Lei osserva l’intero universo, che è il prodotto del Tempo, con i suoi tre occhi – la Luna, il Sole, e il Fuoco – per questo Lei ha tre occhi. Poiché Lei divora tutta l’esistenza, poiché Lei mastica tutto ciò che esiste con i suoi denti feroci, per questo il sangue è immaginato come abbigliamento della Regina dei Deva (alla dissoluzione finale). Poiché di volta in volta Lei protegge tutti gli esseri dal pericolo, e poichè Lei li dirige nei sentieri del dovere, le sue mani sono sollevate per dissipare la paura e concedere benedizioni. Poiché Lei racchiude l’universo, che è il prodotto del Rajoguna (la Passione , la qualità attiva), viene descritta come la Devi che è seduta sul loto rosso, mentre guarda Kala ubriaco da vino inebriante e che gioca con l’universo. Inoltre la Devi, la cui sostanza è l’intelligenza, è testimone di tutte le cose.

All’origine era inoltre completamente NUDA con la vulva visibile, seni grossi e cadenti, il ventre gonfio, selvaggia e brutta. Ha in genere i CAPELLI SCIOLTI e SCOMPIGLIATI, simbolo in India (sia da un punto di vista archetipico che sociale, dove si può capire se una donna è vergine, sposata o vedova a seconda di come tiene i capelli) della sessualità. E quella di Kali è una sessualità libera, sfrenata e selvaggia. Indossa poi una GHIRLANDA DI TESTE TAGLIATE, maschili, con i baffi e un’aria virile. Forse il dettaglio per noi occidentali più “insolito” e se vogliamo il punto principale di snodo per capire il “benefico” potere della sua terrificante sembianza. Queste teste sono probabilmente teste di demoni o uomini che si sono sacrificati a lei, simboli del falso io che la vita spirituale chiede di abbandonare, lettere dell’alfabeto sanscrito, perché Kali ‘taglia la testa alla parola’, riportandoci a quanto la precede, liberandoci dal suo legarci. La LINGUA FUORI poi è grondante di sangue di cui Kali è assetata. Essa probabilmente fa riferimento al flusso del sangue mestruale (energia anche questa di cambiamento e trasformazione) e all’associazione bocca-vulva. Rappresenta inoltre la forza materiale dell’universo che genera l’impegno, Rajas (da cui il Raja yoga) ma anche la passione e la sofferenza e che ha il compito di portare Shiva (l’uomo) nel  vincere le forze dell’ignoranza, delle tenebre, e dunque del male.

 Nelle sue mani (in genere 4, ma in alcune raffigurazioni anche di più) regge: 

  • un’ascia insanguinata e altre armi (pugnale magico e scettro)
  • una testa – maschile – tagliata da cui gocciola sangue
  • un piatto per raccogliere il sangue

Si tratta di strumenti di trasformazione potenti che recidono i legami del mondo manifesto (il pugnale magico), li ritrasformano secondo la volontà dell’adepto (lo scettro) e li raccolgono nella coppa, che simboleggia anche il principio femminile nella sua rappresentazione concreta di “colei che accoglie”. Questi  simboli suscitano chiaramente e volutamente bhaya (paura) e vibhitsa(repulsione), portandoci in contatto con quegli aspetti oscuri e “spaventosi” del cosmo e del divino; aspetti che, appunto si tende a negare o sopprimere, ma attraverso cui – come lo yoga e la filosofia indiana ci ricordano – è necessario “passare” se vogliamo operare in noi un cambiamento radicale, che tutto dissolve, brucia nel suo percorso di ascesa. I deboli, i cattivi vengono in genere sopraffatti dal terrore di Kali, mentre è spontaneamente amata dal coraggioso, da colui che si avventa pieno di trasporto, dall’eroe lottatore temerario, il Vira (guerriero). La via di Vira, Virachara, è infatti la più adatta per ottenere il favore travolgente di Kali. 

Kali inoltre è rappresentata spesso in POSA DANZANTE o in MOVIMENTO, con una gamba alzata e l’altra a terra sopra il corpo sdraiato di Shiva, bianchissimo e con lo sguardo di distaccata beatitudine. Con la sua danza Kali ancora una volta ci ricorda che è incessante ciclo di vita e morte, creazione e distruzione. Divina madre nera pronta a tranciare, se invocata in tal senso, l’ingannevole ego del suo devoto, il quale potrà alla fine del “processo” anche lui “giacere a terra” beato come Shiva in uno stato di pura consapevolezza senza oggetto ( che è Sat-Chit-Ananda ovvero essere-coscienza-beatitudine), ma Kali non garantisce affatto al suo fedele che tutto questo sarà un cammino indolore, gioioso o pacifico! 

Namasté!

(Bibliografia Galleria delle Dee Il Cerchio delle Luna; La grande MadreKali la grande forza cosmica del tempo)

Daniela

Daniela

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